L’arte della confutazione a scuola

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Il Debate affonda le radici nell’oratoria classica e in particolare nella disciplina delle retorica. Oggi si scopre un valido strumento didattico per sviluppare il pensiero critico e la consapevolezza civica. Per questo anche in Italia dal 2017, grazie al Progetto Debate Italia, si svolgono con il sostegno del MIUR, le Olimpiadi Nazionali dedicate al dibattimento

La retorica, tradizionalmente intesa come l’arte del dire, del parlare, e più specificamente del persuadere con le parole è una disciplina che risale alla cultura greca prima che latina e che vanta millenni di storia nei paesi del Mediterraneo. Eppure il debate, o dibattito organizzativo è una pratica relativamente giovane nel nostro Paese. Nelle scuole, nei college e nelle università americane ed inglesi è consolidata da tempo: le prime società di dibattito, fondate negli Stati Uniti e nel Regno Unito alla fine dell’ottocento, avevano come finalità principale quella di sviluppare la capacità di “parlare in pubblico e dibattere”. “Improvment in public speaking and debate” era la mission della Eunomian Literary Society, del Swarthmore College della Pennsylvania, una delle prime società di dibattito statunitensi fondata nel 1869. I campionati di dibattito promossi dalle grandi università statunitensi sono famosi nel mondo, le finali nazionali sono seguite da milioni di spettatori e hanno fatto del dibattito una vera arte. Migliaia di scuole in Europa e nel mondo hanno inserito il dibattito tra le attività curricolari, hanno aperto club, aderiscono a società di dibattito e partecipano a tornei, anche internazionali. Le ragioni di tale successo sono numerose; l’arte del dibattere sviluppa il pensiero critico e le competenze comunicative, promuove l’autostima e la consapevolezza culturale, abitua a saper strutturare un discorso e sostenere le proprie argomentazioni, a ricercare e selezionare le fonti; ad essere cittadini consapevoli ed informati.

Governare ansia e tensioni: verso il benessere psicofisico degli studenti

Un documento redatto dall’OMS elenca le dieci competenze essenziali per il benessere psicofisico di bambini e adolescenti:

capacità decisionale: saper decidere motivatamente;

problem solving: analizzare, affrontare e risolvere costruttivamente i problemi;

creatività: esplorare alternative, individuare opzione diverse con flessibilità e originalità;

pensiero critico: analizzare, valutare il pro e il contro;

comunicazione efficace: esprimersi in modo efficace e appropriato;

capacità di relazioni interpersonali: convivere, interagendo positivamente;

autocoscienza: conosci te stesso, nei tuoi punti deboli e forti;

empatia: ascoltare e comprendere gli altri;

gestione delle emozioni: riconoscerle e controllarle;

gestione dello stress: governare le tensioni e le fonti d’ansia.

Tutte queste competenze rientrano di diritto nell’arte della retorica prevista nel Debate. Per questo il MIUR nel nostro Paese ha individuato, tramite i bandi URS, le scuole Polo per la formazione sul territorio alla metodologia del Debate e patrocina le Olimpiadi nazionali del Debate.

 

Le Olimpiadi del dibattimento

La professoressa Maria Giovanna Colombo docente dell’ITE Enrico Tosi di Busto Arsizio, in provincia di Varese, Scuola capofila del progetto Debate Italia spiega il successo delle Olimpiadi Nazionali dedicate al dibattimento.

La professoressa Giovanna Colombo

Come nasce in Italia il Debate e come si sta sviluppando?

Il Debate, pratica ampiamente diffusa su scala mondiale, è di recente introduzione nelle scuole italiane grazie all’impegno della Rete WeDebate e di Avanguardie Educative, movimento di innovazione dei percorsi didattici promosso da INDIRE. Il debate è una delle metodologie di maggiore impatto per sviluppare le competenze chiave, potenziare il pensiero critico, le capacità argomentative e di confutazione, educare all’ascolto ed al confronto rispettoso, sviluppare capacità di team working e problem solving, è uno sport della mente che promuove la cittadinanza attiva, la partecipazione consapevole e favorisce l’inclusione. La validità di questa pratica è dimostrata dai numeri: la rete WeDebate, promossa dall’istituto Enrico Tosi di Busto Arsizio, costituitasi nel 2013 con l’adesione di sei scuole raccoglie oggi oltre 180 istituti con una distribuzione capillare su tutto il territorio italiano. WeDebate promuove momenti di formazione, debate day, tornei e collabora attivamente all’organizzazione delle Olimpiadi Nazionali di Debate. Le Olimpiadi di Debate rappresentano un’ulteriore fase di diffusione del debate nel panorama scolastico italiano, occasione di confronto in grado di unire la scuola italiana; sono ben 18 le regioni che hanno aderito all’evento lo scorso maggio. Per sostenere e favorire lo sviluppo del debate nella società civile nel 2019, su iniziativa di 40 soci fondatori, nasce la Società Nazionale Debate Italia, in un solo anno i soci sono giunti a 450 e il numero è in costante crescita. Alla società è affidato anche il compito di selezionare e formare la squadra che rappresenta l’Italia al campionato mondiale World School Debating Championship.

Come è strutturata Debate Italia?

Debate Italia è il progetto che cura e realizza le Olimpiadi Nazionali. La prima edizione ha preso il via nel novembre 2017 con il sostegno del Ministero della Pubblica Istruzione, seguita dall’edizione del 2019 e da quella online del maggio 2020, prima esperienza in Europa di torneo di dibattito organizzato online a causa dell’emergenza Covid19. È stata un’esperienza emotivamente coinvolgente, in un momento estremamente difficile per il Paese e per la scuola il Debate si è dimostrato un prezioso strumento di unione. Debate Italia organizza le Olimpiadi nazionali in collaborazione con le scuole polo territoriali della rete WeDebate presenti nelle diverse regioni. La struttura prevede una fase di selezione regionale seguita dal torneo olimpico. La squadra che supera le selezioni regionali rappresenta la propria regione alle Olimpiadi Nazionali. L’evento è particolarmente partecipato ed amato dagli studenti. Il debate è fortemente motivante, gli studenti lo vivono come un gioco ma nel contempo sviluppano ed approfondiscono tematiche controverse e complesse. La posizione da sostenere durante il dibattito non è lasciata alla libera scelta o basata su convinzioni personali ma viene assegnata e questo porta gli studenti a calarsi nei panni di chi la pensa diversamente, di chi sostiene ragioni opposte, ad analizzare il tema a 360 gradi. Sanno che la loro linea argomentativa deve essere sostenute da evidenze, dati, fatti di cui devono dimostrare l’attendibilità, divengono così attenti e scrupolosi nella ricerca documentale. Attitudini difficilmente riscontrabili nella “normale” attività didattica.

Quante adesioni sono state registrate alle precedenti edizioni delle Olimpiadi?

Le tre edizioni delle Olimpiadi hanno visto una crescita esponenziale nella partecipazione. La fase delle selezioni regionali è passata da una quarantina di scuole coinvolte nel 2017 a 212 nel 2020, per un totale di 850 studenti, oltre 200 docenti/coach e 100 giudici. La fase delle Olimpiadi coinvolge un centinaio di studenti e una cinquantina di docenti e una trentina di giudici. Una full immersion di 57 dibattiti, un susseguirsi di round su temi preparati e temi impromptu sostenuti con grande fair play e partecipazione.

Come si svolgono le competizioni?

Le Olimpiadi sono suddivise in tre fasi: eliminatorie, semifinali e finalissima. I round eliminatori sono sei durante i quali le squadre dibattono tre temi preparati e tre temi impromptu. I temi preparati sono comunicati almeno 6 settimane prima del dibattito, il tema impromptu un’ora prima del dibattito. Per l’edizione online del 2020 i round sono stati portati a cinque data la complessità organizzativa. Il protocollo adottato per le Olimpiadi è il World School Debate, si svolge tra due squadre composte da tre speaker ciascuna, di cui una è a favore del tema del dibattito e un’altra si oppone. Nel corso del dibattito ogni speaker tiene un discorso di 6/8 minuti alternandosi con gli speaker della propria squadra e della squadra avversaria. Segue una replica finale da parte di ciascuna squadra di 3 o 4 minuti. Durante il dibattito vi è la possibilità da parte della squadra avversaria di porre delle domande, azione non permessa per la replica finale. Le squadre vengono valutate in base a tre macro criteri, contenuto, stile e strategia, e sono classificate in base al numero di vittorie ottenute, a parità di vittorie in base ai ballot (numero di giudici che hanno votato a loro favore durante i vari round), se vi è ulteriore parità in base al punteggio complessivo, e successivamente in base al punteggio massimo in un singolo dibattito.

Quale sarà il prossimo appuntamento?

Il prossimo appuntamento saranno le Olimpiadi 2021 ma la loro realizzazione è legata all’evolversi della situazione sanitaria.

Quali saranno i temi scelti?

I temi vengono scelti da un’apposita Commissione nominata di anno in anno dal Comitato Organizzatore, non possiamo sapere ora quali saranno i temi delle prossime Olimpiadi, possiamo ricordare i temi delle Olimpiadi 2020.

Temi preparati

– Lo Stato italiano dovrebbe istituire l’eredità universale, ovvero un trasferimento di denaro, incondizionatamente ad ogni cittadino, di almeno 15.000 € al compimento del diciottesimo anno di età.

– La colonizzazione di Marte dovrebbe essere la priorità delle agenzie spaziali.

– Gli enti di ricerca dei paesi sviluppati dovrebbero puntare nella direzione della fusione nucleare invece che verso quella delle fonti rinnovabili.

I due temi impromptu

– Le scuole italiane di ogni ordine e grado dovrebbero dare maggiore peso alle discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria, matematica) rispetto all’attuale suddivisione oraria.

– Nelle democrazie liberali gli individui che accedono ad internet dovrebbero essere costretti ad utilizzare la propria vera identità.

 

Come si costruisce un dibattito: il valore della flessibilità

È una discussione formale, e non libera, nella quale due squadre (composte ciascuna di due o tre studenti) sostengono e controbattono un’affermazione data, ponendosi in un campo (PRO) o nell’altro (CONTRO): è un’attività degli studenti, che essi gestiscono con autonomia, in relazione alla fascia d’età. In un dibattito la domanda attorno alla quale si ragiona è chiusa e richiede di schierarsi apertamente o per il Sì o per il No.

È prevista la presenza di un moderatore (sempre uno studente), che non prende parte al dibattito stesso e di un garante del tempo prestabilito degli interventi. Il docente (sostanzialmente un coach della squadra) interviene il meno possibile nelle attività di preparazione degli studenti, che devono trovare la propria strada autonomamente, per documentarsi, suddividersi i compiti, prevedere una strategia di interventi, formarsi un’opinione (non necessariamente la propria) e difenderla. Caratteristica essenziale del dibattito, infatti, è la possibilità di essere chiamati a sostenere opinioni in contrasto rispetto a quanto si pensa effettivamente, chiedendo quindi allo studente una forma di flessibilità mentale e di apertura alle altrui visioni tanto più necessaria in tempi di rigidità e di aprioristica difesa ad oltranza delle proprie posizioni. Un serio approccio critico costituisce  la carta in più di chi intende dibattere con successo: non è possibile, infatti, tirar conclusioni e formulare giudizi se prima non si è fatta la fatica dell’osservazione e dell’analisi, poiché la presenza della squadra di contraddittori obbliga sempre a motivare le proprie opinioni.

 

Il dibattito che unisce

Abbiamo chiesto a Rosa Carnevale, docente di Storia e Filosofia presso il Liceo Scientifico dell’IISS Pietro Sette di Santeramo in Colle in provincia di Bari, di spiegarci come si volgono i debate nella loro scuola.

La professoressa Rosa Carnevale

Come è nato il suo approccio al debate?

La scoperta del Debate è stata casuale, circa 6 anni fa. Quell’anno collaboravo con gli studenti rappresentanti d’istituto alla creazione di laboratori e attività da svolgere durante le Assemblee d’Istituto e leggendo su Internet del Debate, insieme al mio collega di lettere  proponemmo questa attività in forma sperimentale. I ragazzi ne furono letteralmente stregati ci chiesero di ripetere il laboratorio anche durante le assemblee successive.

Con il collega intuimmo subito le potenzialità didattiche che questa esperienza offriva e decidemmo di partecipare al primo corso di formazione che si tenne in Italia, organizzato dall’Istituto “Tosi” di Busto Arsizio. Il corso fu tenuto da formatori di fama internazionale e ci aprì letteralmente un mondo nuovo. Subito dopo la formazione, a cui ne sono seguite altre, su aspetti specifici del Debate, organizzammo il primo torneo d’Istituto, con squadre composte da ragazzi e guidate da docenti-coach. Da allora il Torneo è un appuntamento fisso nel nostro Istituto e coinvolge studenti provenienti dai tre indirizzi (Liceo, Tecnico e Professionale).

Quale format utilizza?

Per il torneo d’Istituto il format World School Debate. È lo stesso format adottato dalle Olimpiadi nazionali di Debate e dai tornei Internazionali. Diversi studenti dell’Istituto hanno partecipato a gare nazionali, internazionali e per ben tre volte sono stati selezionati per partecipare ai mondiali di Debate rappresentando l’Italia. Questo modello prevede la presenza di due squadre, una PRO e l’altra CONTRO il tema assegnato. Ciascuna squadra è composta da 3 speaker che si alternano a partire dalla squadra PRO con discorsi di 8 minuti ciascuno. Il dibattito si conclude con un’arringa finale di 4 minuti. Durante i discorsi propositivi (quindi non durante le arringhe finali) la squadra avversaria può porre brevi domande allo speaker col chiaro intento di mettere in mostra lacune nel suo discorso. Per le attività curricolari invece, strettamente legate alla disciplina che insegno (ndr Storia e Filosofia), utilizzo altri format, spesso inventati da me. In questo modo posso creare situazioni di apprendimento più adatte e mirate agli obiettivi che vengono fissati. In classe, infatti, senza rinunciare all’aspetto ludico e coinvolgente, bisogna adattare il rigido format della gara alla numerosità della classe e anche ad eventuali alunni con difficoltà di apprendimento. Si possono chiedere discorsi più brevi, squadre più numerose o una diversa articolazione degli interventi.

Perché questo strumento formativo piace agli studenti?

Ho ascoltato tante volte questa domanda rivolta ai nostri studenti e la prima cosa che loro rispondono è questa: è divertente. Perché fondamentalmente dibattere è un gioco, è sfidante e si mettono in campo tante competenze dalla logica alla dialettica, dalla capacità di ricerca delle informazioni allo sviluppo del pensiero critico e creativo. Ma la cosa che a loro piace di più sono le relazioni che si tessono, perché nelle fasi di preparazione e di allenamento stringono amicizie che durano nel tempo. Le squadre non sempre sono composte da ragazzi della stessa classe, ma di età e classi diverse.

Cosa imparano gli studenti e in che modo?

Sinteticamente potrei dire che gli studenti imparano ad essere cittadini attivi. Mi spiego meglio. La scuola non può fermarsi ad una educazione civica come conoscenze e contenuti: la cittadinanza è un ruolo sociale da esercitare e da vivere. Il Debate offre tutto questo. Gli studenti imparano a riflettere su temi di grande attualità o anche disciplinari, a costruire argomentazioni solide, a replicare e confutare tesi contrarie, a ricercare informazioni affidabili e pertinenti e soprattutto a lavorare in gruppo in modo cooperativo. Ancora: il dibattito regolamentato sviluppa nei ragazzi apertura e flessibilità mentali, accettazione delle idee contrarie alle proprie, e soprattutto una personalità sempre più propositiva, imparando a difendere le proprie opinioni, nel rispetto di quelle altrui.

Ci parla di un dibattito particolarmente riuscito con i suoi studenti?

Premetto che tutti i dibattiti, anche quelli che da cui si esce sconfitti, hanno un loro valore e possono considerarsi “riusciti”, perché la crescita e la formazione avviene durante la preparazione e l’allenamento… Ma se dovessi scegliere un dibattito particolarmente riuscito di sicuro è stato quello per la qualificazione alle prime Olimpiadi Nazionali di Debate. Si è trattato di un dibattito molto combattuto e soprattutto emozionante. Ricordo che non sono riuscita a rimanere ferma sulla sedia per tutto il tempo a causa dell’emozione. Gli studenti sono stati bravissimi ad argomentare con sicurezza, a confutare con efficacia e a gestire momenti d’imprevisto particolarmente difficili.

È uno strumento valido anche per gli studenti che hanno difficoltà di apprendimento?

La pratica del Debate è fortemente inclusiva perché si basa prevalentemente sul lavoro di squadra. Insieme scelgono la linea argomentativa da portare avanti, gli esempi più solidi ed efficaci da considerare, condividono il lavoro e si sostengono a vicenda nei momenti di grande fatica e lavoro. In un tale contesto anche i ragazzi con Disturbi Specifici di Apprendimento o con Bisogni Speciali possono trovare la loro collocazione: i compagni di squadra si rivelano ottimi strumenti “compensativi” e un valido supporto per lo sviluppo delle competenze di tutto il gruppo. La conferma di quanto è stato detto la troviamo nel fatto che tutti gli anni si iscrivono al Torneo d’Istituto anche studenti con difficoltà di apprendimento. Spesso le migliori performance vengono offerte proprio da questi ragazzi perché hanno la possibilità di mostrare le loro capacità (come intuizione, spigliatezza e originalità) in un contesto diverso dalla classica lezione o interrogazione.

Da che età e in quale classe scolastica si può proporre?

Questa è una domanda molto complessa, perché nasconde altre questioni che attengono non solo all’età ma anche al format più adatto. Anche se oggi il Debate si sta diffondendo prevalentemente nella Scuola Secondaria, va detto che è possibile avviare alla pratica del dibattito anche a partire da una fascia d’età più piccola. È stato dimostrato che anche i bambini piccoli utilizzano alcuni metodi logici come quello dell’inferenza e quello del ragionamento, anche se non hanno maturato il pensiero formale e le conclusioni a cui giungono possono essere arbitrarie. Nulla vieta però che i più piccoli possono essere guidati nella costruzione del pensiero logico. È chiaro che più sono piccoli meno strutturato deve essere il format proposto. Si potrebbe anche evitare il contesto della gara e al suo posto creare situazioni di confronto critico. Con questo intendo dire che non si chiederà ai bambini discorsi a tempo, ma semplicemente corrette inferenze. Man mano che crescono si possono richiedere discorsi di un minuto o un minuto e mezzo per gli ultimi anni della scuola primaria; discorsi di 3-4 minuti per la Scuola Secondaria di Primo grado; fino ai 6-8 minuti per la Scuola Secondaria di Secondo grado. In ogni caso non bisogna mai perdere di vista l’aspetto ludico perché il Debate è soprattutto coinvolgimento, anche di quei bambini più chiusi e introversi.

 

 

Un Risiko di idee e pensieri

Vito Gesia, uno studente del Liceo Scientifico dell’IISS Pietro Sette di Santeramo in Colle in provincia di Bari che ha conseguito la maturità lo scorso anno racconta la sua esperienza nel Debate a scuola

Come ti prepari per il debate?

Prima di un dibattito mi preparo un po’ come tutti: prima ricerca documentale, poi discussione e condivisione di idee e materiali fino all’elaborazione di una linea argomentativa coesa e coerente. Volendo individuare la cifra della mia fase di preparazione, questa sarebbe senz’altro l’approccio investigativo che ho nella ricerca documentale e che mi spinge ad andare a fondo in ogni questione utile.

Cosa ti piace e cosa ti diverte?

Ciò che più mi piace è la stesura dei piani confutativi e contro-confutativi per ogni posizione. Mi diverte pensare a tutte le critiche che possono essere mosse alle varie argomentazioni per poi creare delle strategie di attacco e di difesa vincenti, come in un Risiko in cui carri armati e soldatini hanno ceduto il posto ad un esercito di idee e pensieri.

Cosa hai imparato nel corso di questi dibattiti?

Dibattito dopo dibattito ho imparato che nessuna posizione, pro o contro che sia, può essere considerata universalmente giusta, vera in senso assoluto. Al contrario, ogni orientamento è depositario di un fondo di verità che puntualmente mi affascina e mi ricorda che è il dialogo, la sintesi fra gli opposti, la chiave per costruire le proprie personalissime verità.

Dibattere ha cambiato i rapporti con i compagni di classe?

Onestamente non credo. Ciò nonostante dibattere mi ha dato la possibilità di conoscere tantissima gente e di cementare i rapporti all’interno della squadra.

 

 

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