Quando la famiglia va in vacanza

0
114

Come si prospetta l’estate 2020 per le famiglie italiane? In un anno così complicato quali saranno i tempi e le modalità con cui genitori e figli prenderanno fiato da mesi faticosi e complessi? Un’inchiesta lo racconta.

Abbiamo passato settimane e settimane chiusi in casa e, per quanto si provasse a stare su di morale, le notizie che arrivavano dal mondo fuori minacciavano la serenità. L’estate 2020 è stata quindi l’estate più attesa di sempre, per il sapore di ‘liberazione’ da un brutto incubo che molti le avevano attribuito. Nel fare i conti con la realtà, però, ci accorgiamo che comunque quella appena iniziata non sarà un’estate consueta: vuoi per le limitazioni economiche con cui molte famiglie si troveranno a fare i conti, vuoi per la consapevolezza che i rischi non sono ancora superati, le vacanze degli italiani avranno caratteristiche diverse rispetto al solito, sia come lunghezza che come tipologia.

A condurre un’inchiesta accurata su questa situazione è stata Yoopies, la piattaforma internazionale di domanda e offerta di servizi alla persona, che ha chiesto alla sua comunità di genitori come affronteranno questa stagione estiva nella cosiddetta Fase 3.

I dati dello studio mostrano che nel 55% dei nuclei familiari almeno un genitore questa estate lavorerà sul suo abituale luogo di lavoro; nel 22% almeno un genitore continuerà a stare a casa in smart working, poiché alcune aziende hanno deciso di rimandare il rientro dei dipendenti per adattare e allestire gli spazi di lavoro secondo le nuove misure di protezione. Nel 23% delle famiglie almeno un genitore non lavorerà (cassa integrazione, disoccupazione, interruzione temporanea) potendosi occupare dei figli e, dove possibile, portarli in luoghi di villeggiatura. Alla domanda fatta ai genitori sull’intenzione di andare in vacanza con i loro figli, quasi la metà, il 48% dichiara di essersi organizzato per andare in vacanza per un periodo di tempo limitato, da qualche giorno a massimo due settimane, mentre il 26% si sposterà dal suo domicilio abituale per un lungo periodo, circa un mese. Il 17% delle famiglie intervistate rimarrà a casa, impossibilitati ad allontanarsi anche solo per qualche giorno a causa degli impegni lavorativi e solo il 9% rimarrà a casa evitando viaggi e vacanze per il rischio di contagio, sottolineando il fatto che la prima limitazione alle vacanze è di natura professionale ed economica, piuttosto che di timore per il virus.

Sulla ripresa della vita sociale dei bimbi, le opinioni e le scelte dei genitori intervistati sembrano dividersi: il 62% indica che i loro figli hanno ricominciato a frequentare gli amici, specificando, però, che l’incontro avviene all’aria aperta e con pochi bambini. Un considerevole 38% dei genitori intervistati dichiara invece di non aver ancora organizzato incontri con gli amici dei figli, non sentendosi completamente al sicuro dal rischio di contagio e preferendo quindi limitare le interazioni ai soli parenti (zii, cugini e nonni).

Con l’avvio della cosiddetta Fasa 3, i centri estivi hanno potuto aprire le loro porte e offrire ai bambini svariate attività ricreative e sportive, a condizione di mettere in pratica le dovute misure di igiene e di sicurezza. Questa soluzione non solo permette ai piccoli di divertirsi, stare all’aperto o in mezzo alla natura e giocare con i loro amici, ma permette anche ai genitori concentrarsi sul lavoro. Il 43% dei genitori intervistati pensa di mandare i figli ad un centro estivo, il 25% non lo farà per evitare qualsiasi rischio di contagio, mentre l’11% non lo farà poiché ritiene che i bambini non godrebbero a pieno delle attività a causa delle numerose limitazioni. Il 21% è ancora indeciso. Nella scelta del centro estivo di quest’anno, la valutazione delle condizioni legate al timore del contagio si impone su fattori come il costo del centro estivo o l’offerta educativa/ricreativa. Ampiezza dello spazio all’aperto, protocollo per il rispetto dei gesti barriera contro il Covid19 e numero di bambini accolti sono le variabili fondamentali che permettono ai genitori di prendere una decisione. Il 33% dei genitori intervistati dichiara che quest’estate farà appello ai servizi di una tata a domicilio per poter continuare a lavorare.

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here