Siamo le parole che usiamo

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La comunicazione verbale e scritta negli ultimi anni ha subito un imbarbarimento nella forma e nel contenuto assolvendo sempre meno al ruolo di veicolare informazioni, idee, pensieri. Ma c’è chi non sta a guardare. L’associazione no profit Parole-O-Stili che ha redatto un Manifesto della comunicazione non ostile. E ad accompagnare l’iniziativa sono anche quaderni e diari.

“Ma come parla, ma come parla! Le parole sono importanti!” recitava nel 1989 Michele Apicella, alter ego di Nanni Moretti, nell’indimenticabile “Palombella Rossa”, dopo aver assestato uno schiaffo in faccia alla giornalista che lo intervistava. Una sequenza che a distanza di anni acquista un sapore quasi profetico se si pensa alla deriva che il linguaggio ha assunto negli ultimi 30 anni, diventando sempre di più e a più livelli uno strumento di propaganda e di marketing mutuato dal mondo della pubblicità, anziché un sistema di comunicazione in grado di trasmettere informazioni e di veicolare idee e pensieri tra soggetti che condividono un medesimo codice. La politica ha contribuito notevolmente a questa trasformazione, spingendo il lessico verso una semplificazione e una volgarizzazione dei termini di cui oggi risente l’intero universo della comunicazione verbale e scritta. Porre un rimedio non è un’operazione semplice da perseguire perché la lingua è un organismo vivo in grado di mutare e di trasformarsi molto velocemente così come testimoniano le esperienze linguistiche di Wikipedia e, in generale, la nuova concezione dei dizionari della lingua in costante aggiornamento ed evoluzione, anche in forma interattiva.  Alcuni validi e coraggiosi tentativi arrivano, però, nonostante il grande e travolgente frastuono semantico. Un esempio è il “Manifesto della comunicazione non ostile” redatto da Parole O_Stili, un’associazione no-profit nata a Trieste nell’agosto 2016 che organizza iniziative di sensibilizzazione e di formazione su questo tema. L’associazione lavora con le scuole, le università, le imprese, le associazioni e le istituzioni nazionali e territoriali per diffondere le pratiche virtuose della comunicazione in Rete, e per promuovere una consapevolezza diffusa delle responsabilità individuali, forte di una linea guida: “siamo le parole che scegliamo di usare”. 

Il progetto Parole O_Stili

“Il potere delle parole: commuovono, uniscono, scaldano il cuore. Oppure feriscono, offendono, allontanano. In Rete, spesso l’aggressività domina tra tweet, post, status e stories. È vero che i social media sono luoghi virtuali, ma è vero che le persone che vi si incontrano sono reali, e che le conseguenze sono reali.

Per questo oggi, specie in Rete, dobbiamo stare attenti a come usiamo le parole. Parole O_Stili ha l’ambizione di ridefinire lo stile con cui le persone stanno in Rete, vuole diffondere l’attitudine positiva a scegliere le parole con cura e la consapevolezza che le parole sono importanti”.

Il manifesto della Comunicazione non ostile è una carta che elenca dieci princìpi di stile utili a migliorare lo stile e il comportamento di chi sta in Rete. Il Manifesto della comunicazione non ostile è un impegno di responsabilità condivisa. Vuole favorire comportamenti rispettosi e civili. Vuole che la Rete sia un luogo accogliente e sicuro per tutti.

Il partner Pigna

I dieci quaderni didattici realizzati da Parole O_Stili in collaborazione con Pigna uniscono il divertimento alla didattica, così da stimolare bambini e ragazzi a giocare e riflettere. Dieci principi, dieci quaderni con dieci diverse grafiche e tantissimi contenuti divertenti, quiz, rebus, cruciverba, ecc, per divertirsi e imparare i principi di base della comunicazione non ostile e della cittadinanza digitale. La collezione dei quaderni è disponibile su Amazon, nelle migliori cartolerie e in selezionate catene della Grande Distribuzione.

Le iniziative per e con la scuola

L’associazione lavora a stretto contatto con il mondo della scuola con l’obiettivo di promuovere iniziative dirette alle buone pratiche di comunicazione non ostile, ma anche una maggiore consapevolezza dell’utilizzo degli strumenti digitali e contribuire all’elaborazione del diritto alla cittadinanza digitale e consapevole. Per farlo utilizza materiale didattico di molti tipi e pubblica libri pensati per ogni fascia d’età e scritti utilizzando il linguaggio comprensibile da 6 anni in poi.

Un esempio è il libro che contiene 10 racconti scritto per le scuole superiori. I racconti si ispirano liberamente ai dieci punti che compongono il Manifesto e sono stati affidati all’interpretazione dei nomi più interessanti della narrativa contemporanea, tra cui Diego De Silva e Fabio Geda. Ogni punto un racconto, ogni racconto un mondo noto o ignoto, accogliente o pauroso, futuri possibili, anticipati dal nostro presente o che svelano ciò che nel presente passa inosservato e che tuttavia condiziona e regola il nostro modo di essere e di interagire con gli altri. Lo svolgimento non è didascalico: alcuni racconti mettono alla prova, altri “accarezzano”, nessuno dà certezze. Non è forse per questo che si scrive e si legge?

Giorgia Pappalardo, graphic designer dell’associazione Parole O_Stili, che ha partecipato alla realizzazione dei quaderni del Manifesto della “comunicazione non ostile” curandone parte dello sviluppo grafico e dei contenuti editoriali, spiega il significato del progetto.

Come nasce l’idea di questo progetto?

Parole Ostili è un progetto di sensibilizzazione contro la violenza delle parole il cui strumento principale di divulgazione è il Manifesto della comunicazione non ostile.

Il mondo della scuola è quindi l’habitat naturale di molte delle nostre attività ed è per questo che è nata l’idea dei quaderni didattici insieme a Pigna, i quali vogliono offrire un’ulteriore occasione per accrescere le competenze digitali dei ragazzi attraverso contenuti educativi e divertenti. I più giovani, infatti, vivono una realtà fluida che continuamente passa dall’online all’offline. Da qui l’esigenza di dare loro degli strumenti per comprendere e gestire le situazioni della vita di tutti i giorni, attraverso un oggetto che rappresenta la scuola: il quaderno.

In cosa consiste esattamente il Manifesto?

Dieci quaderni dedicati ai dieci principi del Manifesto della Comunicazione non ostile. Ogni quaderno ha propri contenuti editoriali inediti che stimolano i bambini e i ragazzi a giocare e riflettere con i principi della comunicazione non ostile on line: quiz, rebus, cruciverba, ecc, per divertirsi e imparare i principi di base della cittadinanza digitale. I temi che vengono trattati vanno dall’hate speech, al cyberbullismo, dalla reputazione digitale, alle fake news, ecc. Minimo comun denominatore è la consapevolezza che siamo le parole che scegliamo di usare, e che esse possono costruire ponti o distruggere, sta a noi scegliere come utilizzarle. La collezione dei quaderni è disponibile su Amazon, nelle migliori cartolerie e in selezionate insegne della Grande Distribuzione; l’acquisto aiuta a rendere sostenibili le attività dell’associazione Parole O_Stili, sia in ambito scuola che negli altri ambiti in cui è attiva: politica, sport, pubblica amministrazione, infanzia e scienza.

Quali sono i progetti per il futuro?

Continua la nostra collaborazione con Pigna e per il prossimo anno scolastico saremo in uscita con i primi diari/agenda di Parole O_Stili. Anche in questo caso non si tratterà di semplici diari ma di pubblicazioni arricchite di contenuti e tips legati alle competenze digitali e ai linguaggi ostili.

Manifesto della comunicazione non ostile

1. Virtuale è reale. Dico e scrivo in rete solo cose che ho il coraggio di dire di persona.

2. Si è ciò che si comunica. Le parole che scelgo raccontano la persona che sono: mi rappresentano.

3. Le parole danno forma al pensiero. Mi prendo tutto il tempo necessario a esprimere al meglio quel che penso.

4. Prima di parlare bisogna ascoltare. Nessuno ha sempre ragione, neanche io. Ascolto con onestà e apertura.

5. Le parole sono un ponte. Scelgo le parole per comprendere, farmi capire, avvicinarmi agli altri.

6. Le parole hanno conseguenze So che ogni mia parola puo  avere conseguenze, piccole o grandi.

7. Condividere è una responsabilità. Condivido testi e immagini solo dopo averli letti, valutati, compresi.

8. Le idee si possono discutere. Le persone si devono rispettare Non trasformo chi sostiene opinioni che non condivido in un nemico da annientare.

9. Gli insulti non sono argomenti. Non accetto insulti e aggressività, nemmeno a favore della mia tesi.

10. Anche il silenzio comunica. Quando la scelta migliore è tacere, taccio.

 

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