La corsa alla città dell’oro

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Con una corsa sfrenata nella giungla tropicale, The Legendary El Dorado, prodotto dalla tedesca Ravensburger, si aggiudica il titolo di Gioco dell’Anno 2019.

È stata una festa tutta tedesca quella che è scaturita dalle decisioni della giuria del Gioco dell’Anno per il 2019, il premio organizzato da Lucca Comics&Games. The Legendary El Dorado è stato scelto come il migliore gioco del 2019, spuntandola su una quarantina di candidati.

Una macchina da giochi

Reiner Knizia è un personaggio molto conosciuto nel mondo dei boardgames, con una quantità incredibile di progetti ludici a suo carico, pluripremiato in consessi nazionali e internazionali. Un progettista di razza, che difficilmente delude con i suoi prodotti: tutti precisi, sempre molto tedeschi per organizzazione e struttura, non sempre capolavori, ma abitualmente semplici da capire e piacevoli da giocare.

The Legendary El Dorado è un gioco di progressione verso una meta – la mitica città di El Dorado, appunto – giocabile da due a quattro giocatori, programmato per essere dotato di una buona dose d’interazione fra i partecipanti e strutturato intorno a un meccanismo di carte che fungono rispettivamente da risorse e da punti movimento. Il tutto supportato da un regolamento ben scritto e dotato di buoni esempi illustrativi.

 

Meccanismi di gioco conosciuti

La mappa di The Legendary El Dorado è formata da una struttura esagonale componibile, con cui è possibile ottenere una grandissima variabilità di percorsi, illustrata con terreni e ostacoli che presentano i valori di movimento necessari per poter effettuare gli spostamenti degli esploratori. Gli spostamenti, come si è detto, si effettuano mediante l’uso di carte, acquistate secondo un modello di deck-building abbastanza comune nel mondo dei boardgames: il giocatore di turno – oltre a muovere il proprio esploratore (rigorosamente in legno come nella migliore tradizione dei giochi tedeschi) – può comprare nuove carte presso un mercato; questo è formato da carte che i giocatori possono acquistare per formare il proprio mazzo di gioco. Più i turni passano, più il mazzo personale aumenta in dimensioni, offrendo l’opportunità al giocatore di avvalersi di carte di movimento/acquisto sempre più efficaci.

Il deck-building è un metodo di estremo successo, che nel passato ha conosciuto un momento di grande popolarità a partire dalla pubblicazione di Dominion, nel 2008, il gioco super premiato dell’americano Donald X. Vaccarino. Un gioco che è stato frequentemente imitato e che, dieci anni più tardi, lo stesso Reiner Knizia, con The Legendary El Dorado, ha rivisitato nella sua struttura portante; ne ha fatto suo il sistema, semplificandolo e introducendo un meccanismo di movimento/acquisto di carte di facile gestione. Ne è scaturito un gioco bello e coinvolgente, ma con il limite di provocare dei déjà-vu progettuali a chi vanti una qualche esperienza in giochi da tavolo. Una sensazione che ha un valore relativo, naturalmente. L’importante è che il gioco si presenti come un prodotto dinamico e ben congegnato e in questo senso The Legendary El Dorado non delude.

Nel gioco il fattore fortuna esiste, ma è limitato, e il sistema induce a rigiocarlo più e più volte migliorando la propria esperienza; una situazione questa che permette al prodotto di essere abbastanza longevo e di prestarsi a espansioni future (ben due sono in realtà quelle già presenti sul mercato: “Heroes & Hexes” e un promo pack in cui si aggiungono nuovi materiali e nuove soluzioni da affiancare al gioco di base; senza contare poi gli innumerevoli suggerimenti di mappe alternative scaricabili con facilità direttamente da Internet).

 

Grafica gradevole, ma migliorabile

L’unico (forse) peccato veniale di El Dorado è che – fra altri prodotti di simile ambientazione – non eccelle per impatto estetico. Una considerazione questa che stona un po’, considerando che l’illustratore è Franz Vohwinkel (affiancato dal francese Vincent Dutrait), talento grafico indubbio nel piccolo mondo dei giochi da tavolo. Per gli aspetti grafici The Legendary El Dorado scivola infatti un po’ nella categoria dei classici giochi da tavolo tedeschi ben riusciti, solidi e affidabili, ma non entusiasmanti dal punto di vista estetico.

 

Sensazioni finali

Reiner Knizia è sicuramente una certezza come progettista di boardgames; un po’ come quelle solide automobili costruite in Germania: tutte di un pezzo, a volte non belle, ma sicuramente di grande qualità costruttiva. Tutto è infatti lì dove deve essere in The Legendary El Dorado, un prodotto che si apre a un pubblico di riferimento ben specifico: un pubblico di giocatori non necessariamente esperti, ma che dispongano già di una qualche esperienza ludica.

Per quello che riguarda le impressioni di gioco la sensazione generale è che The Legendary El Dorado, in realtà, non sia una vera e propria corsa, ma un avvicinamento faticoso e spesso frustrante alla città dorata. Entusiasmante quando si scelgono le giuste combinazioni di carte; scoraggiante quando le carte le si conoscono poco o quando gli avversari si mettono in posizioni strategiche sfavorevoli e non permettono di procedere secondo quanto predeterminato. Una sensazione che a volte passa dall’entusiasmo allo scoraggiamento, dalla frustrazione all’irritazione. Ma anche questo è il suo bello.

Insomma: un prodotto che si merita il titolo di Gioco dell’anno, in un 2019 che non ha certo brillato per prodotti di incredibile valore complessivo. Anche se non si tratta sicuramente del capolavoro assoluto di Reiner Knizia, The Legendary El Dorado possiede diversi elementi per essere un buon prodotto, coinvolgente, longevo e complessivamente ben strutturato.

Reiner Knizia, autore del gioco, e Ravensburger, il colosso tedesco dei puzzle e dei giochi da tavolo che lo ha prodotto, si sono aggiudicati il titolo con un prodotto che sfrutta un’ambientazione cinematografica abbastanza comune: la competizione fra archeologi nelle giungle del Sud America dei primi decenni del secolo scorso.

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