Illustrare le proprie idee

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Disegni, frecce, testi e simboli: quando prendere appunti diventa un’arte efficace e creativa.

Coniato nel 2006 da Mike Rohde, il termine sketchnote indica una tecnica che affianca elementi grafici (sketch) a note testuali tradizionali (note).

Rohde – considerato il padre del moderno sketchnote –, stanco e frustrato dalla limitata efficacia e dalla tediosità del prendere appunti con metodi tradizionali, decide di sperimentare una nuova strada: adottare piccoli notebook tascabili (preferendoli a quelli di grande formato), assieme a pennarelli di diverse tipologie.

Per molti, questo è ormai diventato il modo migliore di prendere appunti: non solo una tecnica, ma un vero e proprio modo di pensare, al pari di una forma mentis. Un avanzato metodo di prendere appunti che permette di focalizzarsi sulle idee, filtrando tutte le informazioni non necessarie.

La vita e la carriera di Keith Haring sintetizzate da disegni, parole e simboli.

“Lo sketchnote è una questione di idee, non di arte” è forse la citazione più famosa dal libro The Sketchnote Handbook, scritto da Mike Rohde e considerato il manuale indispensabile per chiunque voglia intraprendere la strada dello sketchnoting. Lo sketchnote, infatti, deve funzionare al di là del suo aspetto estetico: la ricerca della sola bellezza di una pagina può essere fuorviante, e rischia di falsarne il risultato, compromettendo lo scopo di fissare le idee e focalizzarsi sulle stesse.

Che si sappia disegnare o no, non è affatto un problema. Con gli sketchnote, basta riesumare la capacità di scarabocchiare: riscoprirsi bambini illustrando le proprie idee, senza preoccuparsi del risultato. Un modo efficace di trasferire sulla carta le proprie idee, con parole e immagini.

A raccontarcelo Elena Brugnerotto, che fa di tutto per non annoiarsi mai: è sketchnoter per passione, comunicatrice per necessità,  facilitatrice per missione e formatrice per vocazione.

Qual è la tua formazione?

Ho un diploma in lingue, una laurea triennale in cinese e una laurea specialistica in Relazioni Internazionali. Un percorso scolastico all’apparenza opposto rispetto a ciò che faccio oggi. “Cogli il massimo da ogni esperienza” è il mio mantra. Studiando lingue ho infatti imparato ad amare i viaggi e le altre culture; con il cinese ho coltivato la tenacia e la precisione (per imparare a scrivere gli ideogrammi serve copiarli davvero tante volte!); infine, le relazioni internazionali hanno placato la mia sete di sapere.

Ho sperimentato in prima persona quanto siano essenziali chiarezza, efficienza e sintesi nella gestione di un gruppo e di una società attraverso il mio lavoro di assistente personale dell’amministratore di ben due società, attività che svolgo da circa 8 anni.

 

Quali sono, secondo te, i vantaggi dell’utilizzo di sketchnote?

Una sintesi visiva realizzata con questa tecnica può raccontare e semplificare quasi tutto: processi aziendali, servizi o prodotti, ingredienti di un piatto, viaggi, libri… Gli utilizzi sono praticamente infiniti!

A chi se ne avvale, permette di fissare meglio i concetti chiave e di memorizzare i punti salienti di un incontro o di una conferenza, aiutando anche a ordinare e sintetizzare le proprie idee.

Rappresentazioni uniche e originali di sketchnote si prestano benissimo anche alla condivisione e alla creazione di interazioni sui canali social come Facebook, Instagram e Linkedin, per le aziende ma non solo.

Il modello creato da Bruce Tuckman per definire le dinamiche dei gruppi, in forma di sketchnote.

Quando e come nasce questa tua passione?

Poco più di un anno fa, quando nell’azienda in cui lavoravo abbiamo iniziato un percorso di formazione.
Alcune iniziative della società di formazione utilizzavano questa tecnica, assieme a quella del visual recording. Così, senza alcuna pretesa, ho iniziato anche io a scarabocchiare un po’. I risultati erano buoni, e in più ci ho preso gusto. Ho poi seguito un corso con Federica Tabone – consulente HR e sketchnoter – e da lì ho capito che avrei potuto farne una professione. Se all’estero termine e tecnica sono già popolari, in Italia rimangono ancora poco diffusi e spesso è necessaria una spiegazione. Quando dico che sono una sketchnoter, novantanove persone su cento strabuzzano gli occhi!

 

Cosa rappresenta per te questa tecnica?

Un modo per dare voce alle mie passioni: mi permette di disegnare – cosa che mi ha sempre appassionata ma che non avevo mai fatto fino a prima di un anno fa –, di fare sintesi e chiarezza dei miei pensieri e di esprimere la mia ossessione per il perfezionismo.
Mi da anche l’opportunità di partecipare – anche retribuita – a convegni, corsi e workshop, che sono la mia passione, ma anche la possibilità di tenere io stessa dei workshop e dei corsi nei quali posso sfogare la mia iperattività, divertendomi molto.

 

Cosa ti ha spinto a tenere dei corsi?

Ho pensato che questa tecnica potesse interessare a tutti. Ognuno può utilizzarla nel modo, nel contesto e con gli strumenti che più gli si adattano. Poi, intrattenere e conoscere persone nuove mi diverte: un modo per dare possibilità alle persone di estraniarsi per qualche ore dalla propria quotidianità. I corsi aiutano a sviluppare o rispolverare delle capacità – come quelle del disegno – arrugginite o, addirittura, sopite. I corsi hanno anche un risvolto sociale: si creano legami tra persone che condividono gli stessi interessi.

 

Come si svolgono i tuoi workshop?

Prima di iniziare qualsiasi attività ci si conosce e si rompe il ghiaccio: quando l’atmosfera è piacevole e rilassata scorre tutto meglio. È una fase che ritengo fondamentale e alla quale tengo molto.

La prima parte è dedicata alla spiegazione della teoria per contestualizzare la tecnica e creare le basi, poi si passa alla pratica: chiedo a tutti di disegnare la propria comfort zone, prendendo penne e pennarelli per scrivere e disegnare.

Insieme si passano in rassegna tutti gli elementi di uno sketchnote: studio, sintesi, struttura, stile, colore, font, disegni, testo, persone, faccine e simboli grafici. Per funzionare, uno sketchnote deve anche essere gradevole da vedere: ben equilibrato nei contenuti testuali e visivi e facilmente comprensibile. I concetti chiave devono svilupparsi secondo una linea e una struttura ben chiari. Più sono creativi e più è difficile. Chi lo realizza deve avere ben chiari gli obiettivi dello sketch: cosa vuole comunicare, quali temi sottolineare e come abbinare testi e disegni evocativi e facilmente memorizzabili.

Infine, chiedo di creare un proprio sketch con argomento a piacere mettendo in pratica ciò che si è imparato. All’inizio pensavo che questa sarebbe stata la parte più ostica nella gestione del gruppo (spesso i corsisti diventano improvvisamente insicuri e timidi), ma con sorpresa e piacere ho notato che tutti hanno voglia di raccontare e raccontarsi.

A quale fascia di età si rivolgono questi corsi?

Non credo esista un’età adatta, lo sketchnote può essere declinato alle esigenze, le capacità e le necessità delle diverse fasi della vita di una persona. È una tecnica di studio e memorizzazione già valida per gli studenti delle elementari, che rimane utile da utilizzare anche nel futuro, anche nei contesti lavorativi.

 

Sul tuo sito esiste una sezione chiamata Graphic Recording: di cosa si tratta? A chi è rivolta?

Il Graphic Recording è la creazione di uno sketchnote dal vivo durante un evento. Che si tratti di un comizio, un convegno, una riunione, lo sketchnoter crea la sintesi visiva dei contenuti del discorso dello speaker e tutti possono vedere la progressione dello sketch. Bisogna essere molto veloci, molto precisi e molto indulgenti con le linee storte.

 

Che rapporto hai con le cartolerie?

Particolare direi: potrei starci dentro per giorni! Provo di tutto ma esco quasi sempre con due cose: penne nere e quaderni A5 con pagine bianche.

 

Lavori su carta o in digitale?

Lavorare in digitale ha molti vantaggi: puoi fare e disfare tante volte. Per i perfezionisti come me è essenziale. È anche molto più semplice e veloce cambiare colori, spostare gli elementi e copiare e incollare dai diversi sketch.

I lavori in digitale poi, sono subito pronti per la condivisione sui social o tramite email: i colori sono nitidi e il formato è perfetto.

Anche carta e penna hanno il loro fascino. Le sensazioni sono più intense, come il semplice gesto di prendere in mano una penna e appoggiarla su un foglio bianco. C’è più concentrazione e il risultato visibile e tangibile dà più soddisfazione!

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