L’artista imprenditrice

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Feny Parasole utilizza l’arte per decifrare in modo spontaneo le emozioni più profonde della vita. Ospitate in importanti rassegne e gallerie, le sue opere sono apprezzate per la capacità di esprimere l’essenza delle cose. Oggi intende esplorare il lato produttivo della sua professione accostando la sua firma al design, con l’intento di dare supporto artistico al mondo dell’interior, degli eventi e del retail.

Feny Parasole, nata nel cuore del Piemonte dove ancora vive e lavora a Cherasco, si definisce un’artista autodidatta. Il suo approccio alla pittura ha il vantaggio di essere libero da pregiudizi perché, come dice lei, è l’arte che l’ha cercata e non il contrario. La sua vena creativa sembra una inesorabile, intensa condizione a cui appare impossibile sottrarsi.

Da un inizio nel ’92 come artigiana ceramista, per cui riceve nel 2001 il marchio regionale di Eccellenza Artigiana, dal 2004 al 2008 passa a confrontarsi con l’arte pittorica come mezzo di guarigione. Quando nel 2006, vendendo le sue prime opere alla filiale di un Istituto di Credito, i suoi quadri cominciano a essere notati, ricercati e premiati, la sua professione evolve e si trasforma in quella d’artista. Nel 2013, scelta da Vittorio Sgarbi, è tra i protagonisti del Salon des Refusés di Bra. Nel 2015 è quarta su 400 per la sezione Scultura Astratta della Biennale internazionale d’Arte curata su facebook da Giorgio Grasso. Nel 2017 espone alla Triennale di Roma, in Palazzo Velli a Roma, e nel 2018 è alla Camera dei Deputati a Montecitorio, tra gli artisti premiati con la Targa alla Carriera per l’esposizione al “Padiglione Europa” presso Palazzo Albrizzi Capello, a Venezia.

Dallo stile figurativo delle prime opere è passata negli anni all’astratto incentrando le ultime creazioni sulla neutralità del colore. Nel gennaio del 2019 si è rimessa in gioco realizzando un campionario di oggetti e creazioni cartotecniche basato sulla collezione di disegni Twelve, che ha esposto a HOMI Sperimenta, l’area fieristica milanese dedicata alla presentazione di prodotti e prototipi in cerca di produttore. Come racconterà in questa intervista, con quest’ultimo progetto intende avvicinarsi al mondo della produzione in serie cercando corrispondenza con nuovi mercati. Per reinventarsi in artista-imprenditrice.

 

Qual è la sua formazione e il percorso l’ha portata a occuparsi d’arte?

Sin da piccola ho sempre dimostrato una forte propensione al disegno che “sfogavo” sulla tappezzeria di casa. Non ho seguito studi specifici, la conoscenza della tradizione ceramica di Caltagirone, ereditata dalla mia famiglia, mi ha però aiutato inizialmente a diventare un’affermata artigiana ceramista. L’arte è in un certo senso venuta in mio soccorso solo successivamente, e in conseguenza di un problema di salute: utilizzando la pittura come terapia, e dunque senza vincoli psicologici, ho cominciato a rappresentare un mondo variegato ed eclettico. È nata così una produzione di quadri che non ho più smesso di arricchire. Nel negozio di Cherasco espongo le mie opere e realizzo su richiesta stampe incorniciate o anche nuove opere su commissione.

Quali sono le ispirazioni della sua produzione?

I sentimenti, le emozioni e gli accadimenti sono i veri protagonisti dei miei quadri. L’atto pittorico scaturisce alla fine di una lunga elaborazione interiore sull’opera da eseguire, spesso in conseguenza di un’esperienza vissuta. La visualizzo per molto tempo dentro di me, poi arriva il momento in cui la faccio uscire e la realizzo dal vero. A volte non assomiglia affatto al progetto iniziale.

Negli anni sono passata dal realismo del figurativo all’essenzialità del segno astratto sul quale applico colorazioni neutre capaci di mettere il pubblico in ascolto dei significati nascosti dell’opera. Come per il quadro Quaerendo in cui, con l’uso del solo acrilico bianco e della matericità di cartapesta e fil di ferro rivestito, ho rappresentato il DNA, sublimando il concetto di eterno e di ricerca scientifica insieme.

Quali strumenti e materiali utilizza?

Tecnica, strumenti e supporti sono scelti in modo ex-temporaneo. È l’istinto che mi dice cosa usare e come. Il materiale è parte integrante dell’opera: mi piace pensarmi come uno chef che seleziona gli ingredienti migliori per creare una ricetta speciale. Per il primo lavoro On Life, metafora delle tracce lasciate dalla vita, al posto della tela ho utilizzato il pellame. La capacità di realizzare sempre un “buona la prima” l’ho costruita sperimentando moltissimo e spinta dall’intuito. Non prediligo un marchio rispetto a un altro, diciamo però che mi affido sempre a prodotti di qualità e adatti alla produzione artistica.

Come definisce oggi la sua professione: artista, artigiana o designer?

Sicuramente sono stata artigiana ma oggi mi sento senza dubbio un’artista. Con un diploma in marketing territoriale, però, sono pronta a una nuova svolta: voglio aprirmi al design per fare della mia arte un prodotto a servizio di realtà differenti e per target di riferimento nuovi. Vorrei insomma poter diventare un’artista – imprenditrice.

Qual è il concept della collezione Twelve?

Twelve è una raccolta del 2015 di 12 disegni depositati, dedicati ai mesi dell’anno. Racconta le stagioni che scorrono su un’immaginaria linea del tempo dove si appoggiano elementi significativi: ciascuno rappresenta un dono che la vita ci porta. Ho utilizzato una tecnica grafica su cartoncino e uno stile essenziale e minimalista che traccia poche linee di marker intrecciandole a vibranti pennellate di vernice argento e oro.

Si tratta di una collezione grafica molto delicata che ho già sperimento con successo come idea regalo in riproduzioni stampate con cornici personalizzate. Ho pensato che fosse l’opera più versatile per essere replicata su un campionario vario di oggetti e articoli in carta – mug, cuscini, calendari e partecipazioni di nozze – da proporre come prodotti artistici in cerca di una diffusione più ampia.

Che tipo di riscontro ha avuto e come intende svilupparlo in futuro?

Ho avuto un riscontro molto positivo. Il mio lavoro è stato codificato come un modo nuovo di comunicare e ho trovato un indicatore chiaro dei settori d’uso che le persone sentono naturale per il mio design. Ho capito che posso lavorare nel mondo dell’organizzazione eventi, dell’interior design e dei matrimoni ma anche nel retail rispondendo alle esigenze di un pubblico che vuole imparare a conoscere l’artista moderno. Considero il mio talento una professione imprenditoriale che si apre a qualcosa di nuovo per raggiungere il pubblico con un messaggio poetico: l’arte è necessaria per toccare le corde dell’animo e trovare chi è più vicino a noi.

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