Il bello dello scrivere

0
935

Nell’era della comunicazione digitale, dove le e-mail hanno sostituito le lettere, i messaggi di testo i post-it sul frigorifero ed anche la lista della spesa è spesso virtuale, appuntata nel block notes dello smartphone, scrivere è diventato sempre più raro. Proprio per questo la scrittura a mano sta vivendo oggi un’importante rivalutazione, così come la cura del tratto e l’arte di scrivere con chiarezza e grazia per un risultato comprensibile, bello ed elegante.

parole in corsivo
Designed by veraholera / Freepik

La parola calligrafia deriva dal greco “kalligraphía, composto da llos che significa “bellezza” e gráphein, quindi “scrivere”. Nel dizionario italiano è descritta come il modo di scrivere in genere, ma anche l’arte, affine al disegno, che insegna a tracciare la scrittura in forma elegante e regolare, quindi l’arte della bella scrittura. Potrebbe sembrare anacronistico oggi puntare i riflettori sul tratto lasciato sul foglio grazie alla gestualità della mano, considerando che oggi il gesto più utilizzato per comunicare la parola scritta è la pressione su un tasto o su un touchscreen. Ma numerosi corsi in aula su tutto il territorio italiano, migliaia di tutorial su Youtube e gruppi attivi sui social network dedicati alla calligrafia e all’handlettering dimostrano che la scrittura a mano è oggi ancora viva e gode di un fascino quasi “vintage” che appassiona tutte le età e che resiste ed appassiona anche ai nostri giorni. Perfino il fondatore di Apple, Steve Jobs, decise di seguire un corso di calligrafia: il genio dell’informatica rivelò che da quegli insegnamenti imparò la lezione fondamentale che la bellezza è nel dettaglio e che qualunque cosa nata per scopi funzionali come la tipografia o il computer, può avere il suo punto di forza nella precisione e nell’estetica.

La bella grafia passa anche attraverso una corretta impugnatura della penna, con la punta di pollice, indice e medio che controllano lo strumento. Non bisogna fare un pugno chiuso ed arricciare le dita; queste ultime devono essere rilassate ed allungate e poste a poca distanza dalla punta. Per i destrosi i movimenti più naturali per la mano, che consentono quindi un bel tratto, sono dall’alto verso il basso ed in senso antiorario (per i mancini in senso orario).

La calligrafia si riferisce principalmente al corsivo: ogni lettera è legata a quella successiva con tratti fluidi e continui, permette di scrivere sollevando la penna meno volte possibile consentendo quindi una scrittura manuale più rapida.

Premesso che per un grafologo, le grafie più belle sono proprio quelle meno estetiche ma che “dicono” molto – ci ha spiegato l’esperta di grafologia Ornella Lo Prete –  scrivere è comunque un gesto che genera e tiene in esercizio delle connessioni neuronali specifiche. Così è per il bambino che proprio nel periodo di maggior plasticità e sviluppo delle abilità cognitive può, grazie alla scrittura a mano, stimolare particolari aree cerebrali creando nuove connessioni neuronali. Ma è altrettanto utile all’anziano per il mantenimento di efficienza mentale. Per evitare che tale ricchezza si perda, lasciando il passo all’utilizzo esclusivo della tastiera, sono attive nel mondo delle associazioni per proteggere l’insegnamento del corsivo nelle scuole. Nativi digitali sì, ma con la capacità e il piacere di scrivere a mano”.

Designed by veraholera / Freepik

La grafologia

Disciplina che si interessa dell’aspetto non verbale della scrittura, la grafologia mira a dedurre la personalità degli individui nei loro aspetti psicologici, razionali, caratteriali, temperamentali e relazionali, attraverso l’interpretazione della loro grafia, più in generale, della loro attività grafica spontanea con un focus particolare sul movimento della mano nello spazio grafico. La grafologia, ci ha spiegato l’esperta Ornella Lo Prete, si basa sul valore simbolico dei segni e sulla loro interazione in una visione d’insieme, perché se cambia un elemento potrebbe cambiare il senso generale come avviene per esempio pe le “faccine” illustrate. La costruzione di senso dei simboli è avvenuta attraverso l’esperienza dell’umanità e costituisce parte integrante del vocabolario percettivo ancestrale di ognuno di noi. E allora il foglio diventa l’ambiente e il modo di posizionare la scrittura rivela il modo di entrarvi in contatto, di gestire gli spazi e le relazioni. La dimensione parla del sentimento di sé, della libertà o inibizione. La direzione indica il modo di andare verso il futuro e il rapporto con il passato. L’inclinazione degli assi della scrittura, il rapporto tra spontaneità e controllo. La continuità intesa come legamento fra le lettere informa sul pensiero, l’azione e il rapporto con gli altri. La velocità di scrittura è collegata al ritmo di vita e la pressione informa sull’energia. Una attenzione particolare è dedicata all’osservazione della consistenza del tratto, la colata di inchiostro, in quanto considerata vera e propria sostanza vitale della scrittura. Infine si osservano le forme, ciò che si incontra al primo sguardo, che parlano dell’individualità, di come l’autore si presenta al mondo”.

Dunque si parte da un punto di incontro, o scontro, con l’ambiente e si procede con gesti che si allontanano da sé e ritornano a sé per costruire le lettere. Per assolvere il compito comunicativo della scrittura, che si affondi nella carta o la si sfiori dobbiamo procedere con gesti che partono da un punto considerato il presente, si allontanano verso il futuro, per poi andare indietro e chiudere le lettere tornando al passato. Poi c’è l’alto, dove da sempre immaginiamo il mondo dello spirito, le nostre aspirazioni, ed il basso, la terra, la sensualità, la concretezza. Ci andiamo veloci? Sicuri? Rimaniamo attaccati al rigo con i piedi per terra o voliamo verso l’alto? Per il metodo francese di Crépieux-Jamin (1859-1940) erano 175 le Specie per osservazioni particolari. A loro volta raggruppate in Generi che, originariamente sette ma attualmente 8, costituiscono le visioni di insieme appena trattate in estrema sintesi: Gestione dello Spazio, Dimensione, Direzione, Inclinazione, Continuità, Velocità, Pressione, Forma.

La scrittura come modalità espressiva
Il parere della grafologa Ornella Lo Prete

Ornella Lo Prete, esperta in processi formativi e grafologa AGP

Qual è la prima cosa da sapere sulla grafologia?

Uno scritto a mano è la traccia di un comportamento. Chi scrive si avvale della tecnologia appresa della scrittura e delle modalità personali, dunque uniche di espressione. Ed è questo che ha incuriosito i suoi primi osservatori. Già Aristotele e Svetonio mostrarono interesse per le scritture in quanto rivelatrici del carattere. Forse in modo intuitivo hanno colto quel fattore comune fra ciò che una scrittura trasmette e altri comportamenti del suo autore. Così come ad esempio una scrittura molto curata ed elegante ad una prima osservazione superficiale si collega a una persona altrettanto curata nel modo di presentarsi. E anche uno dei più autorevoli studiosi e riferimento per i grafologi di tutto il mondo, Max Pulver (1889-1952), ha detto che “Grafologo è anzitutto colui che è colpito dalla qualità formale e strutturale. Dai dati intuitivi della scrittura.” Successivamente l’osservazione va approfondita seguendo una disciplina che ha stabilito regole e un protocollo di analisi molto rigorosi: la Grafologia. Carta, penna e pennarelli sono decisioni importanti che ognuno di noi potendo scegliere compie. Proprio per questa ragione costituiscono indicazioni fondamentali in una analisi grafologica. Una carta ruvida o liscia, una penna dal tratto pastoso o nitido e la preferenza dell’inchiostro nero o blu entrano nella visione d’insieme che il grafologo costruisce per tracciare i principali tratti di una personalità.

Verità, leggende o falsi miti?

Immaginare che un grafologo possa prevedere i comportamenti futuri è davvero azzardato. Questo perché i comportamenti sono determinati da un insieme di fattori personali e ambientali che, al di là delle disposizioni innate che potrebbero emergere dall’analisi, rispondono a pressioni contingenti sempre diverse. E poi perché la visione d’insieme, il quadro grafico, può suggerire una serie di possibilità che per essere riconosciute come realmente presenti dovrebbero trovare riscontro in altri comportamenti di vita vissuta.

Realmente la grafia può indicare la personalità di un individuo o la compatibilità di una coppia?

Può certamente rivelare dei possibili tratti disposizionali. Per quanto riguarda la coppia, il modo di scrivere potrebbe rivelare se quei tratti sono simili e quindi se i due partner sono simmetrici oppure opposti, caso che rivelerebbe una complementarietà. La grafia può inoltre rivelare se c’è un buon grado di flessibilità, l’energia e la sua distribuzione. Credo che l’esito di una analisi di compatibilità di coppia possa essere un buon punto di partenza per scoprire attraverso l’osservazione di altri comportamenti cosa ci sia in comune, quanto negli aspetti di diversità sia possibile negoziare per venirsi incontro e quanto invece si debba accettare e rispettare. Insomma, il principale lavoro per giungere ad una migliore conoscenza di sé ed anche del partner è da effettuare in prima persona anche sullo spunto di quanto una grafia può suggerire.

Ci sono fondamenti scientifici?

Per quanto riguarda la scientificità mi riferisco a ciò che ha affermato Frederick S. Perls (1893-1970) nella sua principale opera: Teoria e pratica della terapia della Gestalt. “Un ricercatore nella pubblicazione delle sue conclusioni, deve citare regolarmente e in dettaglio tutti i passi del suo procedimento, in maniera tale che qualsiasi altro collega competente che nutrisse dei dubbi a proposito delle conclusioni in questione, potrebbe ripetere lo studio. Si consideri come sia impossibile stabilire delle condizioni osservative che garantiscano la possibilità di un riesame per le asserzioni di una ‘mente’ privata.” In questo caso si parla di Gestalt, ma potrebbe valere anche per la Programmazione neurolinguistica (PNL) che studia le modalità individuali di interpretazione della realtà: Terapia della Gestalt e PNL sono discipline praticate con grandi successi in tutto il mondo. Per le stesse ragioni credo che anche la Grafologia abbia diritto a far parte delle scienze umane.

Per la firma autografa lo studio ha le medesime dinamiche?

Siamo nell’era della digitalizzazione, ma seppur digitale, la firma autografa costituisce ancora l’indiscussa prova di individualità richiesta per fornire valore legale ai documenti. E allora le analisi grafologiche finalizzate alla miglior conoscenza di sé rispettano lo stesso protocollo seguito per una normale analisi anche per la firma, considerando però con attenzione particolare il rapporto fra il nome, dunque la parte intima e strettamente personale, e il cognome quindi la parte sociale e professionale. Si considera anche il suo rapporto con il testo come assunzione di responsabilità per quanto si è scritto e la somiglianza, come segno di coerenza. Ma anche la vicinanza ai margini ha un valore per quanto già indicato sul passato e il presente. Per definirne l’autenticità invece sono necessari studi specialistici e continui approfondimenti che i nostri bravissimi grafologi giudiziari conducono con grande impegno.

La calligrafia nel bambino può rivelare come potrebbe essere in età adulta?

Da quanto detto sarà forse evidente che l’osservazione delle scritture da parte del grafologo si ferma agli aspetti “non verbali”. Questo vale anche e soprattutto per la scrittura dei bambini. Gli elementi utili per analizzare il loro gesto grafico partono dai primi scarabocchi o disegni, che seppur procedendo secondo passaggi più o meno comuni della crescita rivelano differenze individuali. Per quanto riguarda l’apprendimento della scrittura, nella prima fase precalligrafica, fin verso gli 8 anni, vengono superate le principali difficoltà grafomotorie; verso i 9 anni si acquisisce maggiore sicurezza, ma è nella preadolescenza, fino a circa 12 anni, che risiede la fase postcalligrafica, in cui sono più evidenti le personalizzazioni della scrittura. L’osservazione del grafologo proprio in età evolutiva può evidenziare delle difficoltà che potrebbero rallentare l’apprendimento dei contenuti proposti, creando un disagio nei confronti dei compagni di classe. La disgrafia è stata inclusa nei disturbi specifici di apprendimento (DSA). Se in forma lieve e trattata in modo adeguato e tempestivo, il bambino con difficoltà di scrittura può trarre beneficio dagli esercizi proposti dai rieducatori della scrittura, altra specializzazione della moderna grafologia

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here