La passione per l’originalità

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Natale: tempo di regali. Se avete un amico che ha tutto, un tipo sofisticato, che non usa mai nulla di standard o convenzionale, e siete alla ricerca di un oggetto particolare che lo lasci a bocca aperta potete fare un salto a Milano (che in questi giorni di neve è anche molto suggestiva), nel quartiere Brera, in una cartoleria dall’atmosfera unica, con un’offerta ricercata e internazionale, fra prodotti pensati per rendere la vita più divertente.

Via Brera 6, Milano. Il quartiere più chic della città, denso di turisti in ogni giorno dell’anno e di professionisti durante gli eventi clou per la metropoli. Proprio qui, da 12 anni, ha la sede Rigadritto, uno spazio originale, qualcosa di più rispetto ad una semplice cartoleria; un negozio con un’idea forte, portata avanti con passione dalla titolare, Roberta Naj-Oleari. Il format, risultato di anni di esperienza nel settore, ha l’obiettivo di proporre un mondo e un’atmosfera, dove alla funzionalità propria di ciascuna cartoleria si abbina una chiave ludica. Qui si trovano oggetti ricercati, idee per regali originali, quaderni, blocchi, penne e astucci con un carattere e una storia. Non ultimo, il contesto di quartiere ha permesso anche di trasformare il negozio in un luogo dove ritrovarsi, per chiacchierare e passare il proprio tempo. I dettagli attraverso le parole di Roberta Naj-Oleari.

Roberta Naj-Oleari, titolare del negozio.

Da cosa sono nati il concetto e lo spazio di Rigadritto?

Abbiamo sviluppato il progetto per Rigadritto grazie a un’intuizione nata dopo aver fatto un lungo lavoro di preparazione per il lancio del marchio Fabriano e per il suo per riposizionamento; durante questo periodo è venuta fuori una linea nuova, basata sulla carta più bella in Italia e nel mondo. Da quel lavoro, finito il riposizionamento con la scelta dei negozi e delle boutique, mio marito ha pensato di realizzare la “cartoleria che non c’è”, uno spazio diverso da Fabriano, dalle Feltrinelli o dalle tradizionali cartolerie di quartiere. Giancarlo continuava ad avere in testa questa idea e abbiamo cominciato a cercare uno spazio finché abbiamo trovato proprio questo in Brera. In realtà abbiamo cominciato a grande velocità e quasi all’improvviso, dodici anni fa, perché per una serie di circostanze si è liberato il negozio prima del previsto. Abbiamo quindi dovuto sviluppare il progetto molto più in fretta di quanto pensavamo; per fortuna, dalla nostra, avevamo le idee chiare. Si voleva uno spazio ludico, dove la gente potesse stare anche più del tempo dovuto, dove potesse rilassarsi e divertirsi, dove trovare biglietti ironici, gadget, bei quaderni, penne e soprattutto volevamo allontanarci da tutto quello che di meccanico e di tecnologico c’è oggi. Volevamo cercare di dare un sapore nuovo a cose che vengono considerate al giorno d’oggi un po’ vecchie: il quaderno, il taccuino di viaggio, la penna da portare nel taschino, i biglietti da mandare agli amici. Il messaggio che volevamo e vogliamo dare è che si può vivere nel XXI secolo e amare la cartoleria, perché la cartoleria non è morta, anzi, è sempre più viva, perché c’è sempre più gente nel mondo che la ama.

 

Qual è il vostro target?

La nostra clientela è composta da moltissimi stranieri, perché hanno una cultura della carta che noi stiamo perdendo. Cileni, turchi, canadesi, giapponesi, per esempio, comprano tanto e anche il concetto del biglietto come messaggio o d’amore o di amicizia è molto più saldo che da noi. E ciascuno ha delle richieste particolari. Gli australiani, per esempio, sono pazzi per le maschere di carta, che non trovano nelle loro città. I sudamericani, che vengono con regolarità durante il Salone del Mobile, comprano ogni anno gli scalimetri da tasca, perché da loro ci sono solo quelli da tavolo. Il nostro è un mondo molto variegato, molto divertente, che attira persone colte, a cui piacciono le belle cose, viaggiatori e appassionati di musei.

Il nostro negozio, inoltre, si è trasformato negli anni anche in un luogo dove ritrovarsi e parlare di vari argomenti, dalla politica ai fatti quotidiani, proprio grazie all’atmosfera che siamo riusciti a creare.

Un dettaglio: grazie alla nostra posizione riusciamo a dare indicazioni utili ai turisti e ai passanti suggerendo, ad esempio, i punti di maggior interesse del quartiere, dall’Orto Botanico al ristorante dove trovare il miglior risotto. Abbiamo così instaurato rapporti molto particolari con i nostri clienti e di solito li ritroviamo di anno in anno. I professionisti che vengono per il Salone del Mobile o per le Fashion Week di solito tornano e per noi è un lavoro magnifico e una grande soddisfazione.

Chi sono i vostri principali fornitori?

Il 90% dei nostri fornitori è internazionale perché purtroppo la carta in Italia si fa sempre meno; chi se ne occupa sono ormai piccole nicchie, poche persone, pochi fornitori selezionati. Nella grande distribuzione, in effetti, ci sarebbe più scelta ma abbiamo deciso di sviluppare un segmento di mercato ricercato e di vendere cose che gli altri non hanno, anche per trovare il nostro specifico posizionamento. Compriamo moltissimo da Germania, Inghilterra, Spagna, USA, Inghilterra e Corea.

Un esempio concreto: nel periodo natalizio siamo specializzati in decorazioni originali, che compriamo dai Paesi Baltici, dalla Germania e dalla Danimarca, talvolta dalla Spagna. Presentiamo biglietti di Natale provenienti da tutto il mondo e palle, del costo di 15/20 euro, quindi accessibili, rivolte a chi vuole un albero di Natale speciale.

 

Quali sono i prodotti di maggior successo di Rigadritto?

Abbiamo prodotti must ma i grandi numeri sono legati sempre ai prodotti più semplici. Per esempio il prodotto più venduto in questo momento è l’astuccio a forma di scarpa da tennis per i bambini; tutti hanno, in casa, un bimbo che gioca a calcio o a qualche altro sport e la scelta immediata ricade proprio su un oggetto di questo tipo, di semplice comprensione. Vendiamo molti biglietti sagomati, di origine statunitense, particolari perché ispirati a diversi personaggi e così i clienti persone riescono, con 4,50 euro, a fare un regalo anche concettuale.

Quali sono i vostri canali di vendita?

Avevamo un negozio anche a Roma ma nel periodo di Expo lo abbiamo dovuto chiudere, perché non avevamo le forze per seguirli entrambi e perché il mercato di Roma è in crisi. Abbiamo aperto un sito che abbiamo sviluppato per un periodo di tempo ma abbiamo quasi subito riscontrato alcuni problemi. Non riuscivamo ad aggiornarlo correttamente e, soprattutto, per dare vita al sito bisogna avere prodotti che rimangono in collezione a lungo; noi, invece, seguiamo lo stesso concetto della moda: due volte l’anno cambiamo il 50% della nostra offerta. Perché se ci sono clienti che vivono a Milano preferiamo presentare  proposte nuove. Di contro, per i turisti potremmo mantenere le stesse collezioni ma in questo modo il negozio non avrebbe nessun tipo di sviluppo sul territorio. Disponiamo, ad ogni modo, di un efficiente servizio di spedizioni internazionali.

 

Mettete in atto politiche di marketing?

Per nostra fortuna non facciamo saldi e non abbiamo politiche di marketing; solo quando rimane un unico notes di una specifica serie facciamo lo sconto alla cassa per correttezza verso il cliente ma, in generale, la gestione del nostro negozio non ha bisogno di periodi di sconti e offerte.

 

Da dodici anni ad oggi, quindi, qual è il vostro giudizio su questa avventura?

Considerando la crisi che c’è stata in Italia siamo più che soddisfatti. È ormai evidente che i tempi in cui le imprese riuscivano ad andare molto bene non esistono più, non esiste più la facilità alla vendita. Noi siamo particolarmente fortunati e non ci lamentiamo affatto, però tanti nostri vicini hanno dovuto chiudere le loro attività in questi anni. La nostra marcia in più, forse, è l’esserci specializzati e aver costruito una nicchia, una formula personale e non replicabile di cartoleria, ma rimane inalterato il fatto che se sulla stessa strada anziché passare cinquanta persone ne passano due, ti vedono sempre e solo in due. Credo, inoltre, che ci aiuti molto il nostro passato e la storia di Naj-Oleari, che ci ha lasciato un ricco bagaglio di competenze ed esperienze.

 

 

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