Penne cancellabili: la libertà di sbagliare!

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Oggi a scuola c’è un mondo di possibilità per correggere i propri errori ortografici – di distrazione, grammatica, sintassi o di calcolo – senza lasciarne traccia, o quasi.

Ai bambini, e non solo a loro, in generale, gli strumenti di correzione piacciono moltissimo: i bambini scrivono senza ansia e se sbagliano possono cancellare, senza che nessuno recrimini sui suoi errori, senza sensi di colpa per aver sbagliato o magari solo pasticciato, e soprattutto potendo avere un ripensamento su un concetto o l’ortografia di una parola. Perché avere un ripensamento è lecito, e anche da questo si può imparare. E come ogni cosa, anche questi strumenti vanno utilizzati con intelligenza e buonsenso, perché di ogni conoscenza possa restare il segno dei propri progressi, che è una strada utile per l’apprendimento. Almeno all’inizio della propria “carriera scolastica”. Per questo, infatti, nella scuola primaria i correttori (liquidi o a nastro) sono più diffusi a partire dalla scuola secondaria o al limite nell’ultima classe della primaria, mentre – come già spiegato – le penne cancellabili sono maggiormente entrate a fare parte degli strumenti didattici per una migliore funzionalità, sempre sotto l’attento occhio dell’insegnante.

Ma per non affidarci all’approssimazione teorica, abbiamo intervistato la pedagogista Laura Spinelli, che già in passato abbiamo interpellato su temi legati all’apprendimento. Vediamo cosa ci ha risposto a proposito del mondo del “cancellabile”.

Cancellare sì, ma imparando dagli errori

Laura Spinelli, pedagogista esperta e attenta ai problemi relativi all’apprendimento, collabora con l’equipe del dott. Luigi Ceriani, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

“Prima di tutto una breve premessa, molto generica che funge come base su cui costruire delle riflessioni. Ritengo che, soprattutto all’inizio della propria formazione, non si debba demonizzare l’errore, perché sappiamo quanto, invece, si possa imparare proprio da lì. Quindi è importante che, ovunque ci sia un errore, sia presente anche un’elaborazione e un approfondimento per poter tenere traccia del percorso fatto, e non solo del risultato. La scuola dovrebbe salvaguardare l’errore come punto di svolta, perché da lì ci può essere un cambiamento, entrando nella logica dell’essere anziché dell’apparire. Premesso ciò, aggiungo anche – sull’altro fronte – credo che sia importante poter correggere e riparare gli errori presentando dei documenti o elaborati anche esteticamente in ordine: ciò aumenta l’autostima e riduce l’ansia e la paura di sbagliare dando maggiore serenità di crescita. E credo anche che poter presentare un documento esteticamente bello implichi cura per il proprio lavoro e favorisca la stima di sé.

Quindi per tornare al mondo del cancellabile, ritengo che gli strumenti di correzione debbano essere usati con intelligenza, differenziandoli a seconda dell’età, perché sono diverse le esigenze, per esempio, di un bambino che deve imparare anche dai propri errori e un ragazzo o adulto da cui ci si aspetta che abbia acquisito le regole dell’ortografia o della sintassi. Personalmente mi piace molto quanto riportato sul “legittimo diritto di cambiare idea, concetto, sintassi”, e per questo le penne cancellabili sono uno strumento splendido per poter ipotizzare e formulare le frasi diversamente. Un po’ come poi siamo abituati col computer, che ci permette di cambiare o anche stravolgere i nostri elaborati, che a ogni lettura vengono migliorati e arricchiti.

A ogni età, in conclusione, il proprio strumento e sotto l’attento occhio dell’insegnante, senza demonizzare l’errore ma aiutando, semmai, lo studente alla necessaria autocorrezione sui propri testi o compiti.”

 

 

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