Punto di vista - Aprile 2014

Tra virtuale e reale

Il Merchandising che non delude
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teresa 2Se c’è un confine, forse ultimo baluardo rimasto, tra il mondo reale e quello virtuale, è proprio la percezione sensoriale, o almeno una parte di essa. Da ciò ne deriva che tutto, o quasi ci può dare la rete, tranne il visual merchandising. Conoscere le misure di un oggetto, e averlo tra le mani per valutarne dal vivo le dimensioni è tutta un’altra cosa, così come le sensazioni tattili sono insostituibili. Non per niente il visual merchandising è una delle discipline in maggiore espansione, oggetto di insegnamento di prestigiose scuole e università che riconoscono alla capacità di collocare il prodotto all’interno del punto di vendita in armonia con il format del negozio un ruolo fondamentale nel raggiungimento del successo commerciale. Questo è l’uovo di Colombo, il pilastro di crescita sul quale i cartolai potrebbero trovare giovamento nell’investire. Dispensando risorse in generale. Intese come investimento economico, ma soprattutto di creatività nel reinventare lo spazio espositivo del proprio negozio, per piccolo che sia. Ognuno, conoscendo se stesso e la propria natura, avrà facilità ad individuare la formula più giusta. Dal canto nostro, noi non possiamo che suggerire qualche piccola mossa che consideriamo possa portare beneficio. Oltre all’arte di meglio allestire il proprio punto di vendita, la cartoleria può contare sulla possibilità di fare provare il prodotto. Si pensi agli strumenti da scrittura ai prodotti per la pittura, alle carte, solo per citare qualche referenze, considerando che l’elenco potrebbe essere assai più ampio. Allestire un corner, eventualmente con la collaborazione dell’azienda produttrice o del grossista, realizzando una partnership promozionale, comporta un investimento limitato. La vetrina sarà tematica e chiederà al possibile utente di entrare e provare a scrivere o a disegnare. Addirittura il cartolaio potrebbe in questo modo censire il proprio pubblico così da realizzare piccole operazioni di marketing One-to-One. In questo modo si potrebbe ipotizzare di intraprendere più campagne seguendo la stagionalità dei prodotti, aumentando così il traffico sul punto di vendita e anche quel tipo di rapporto umano che il web assicura solo in parte. Del resto è il nostro capitale umano. Meglio tenerselo da conto!

E voi cosa ne pensate? 

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