Wirth & Goffi. Come ti combatto le copie

Velocità e innovazione

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Ferruccio Goffi

di Federica Donati

Sul problema delle copie e dell’impatto che esse hanno sul mercato abbiamo voluto intervistare Ferruccio Goffi, contitolare della Wirth & Goffi, azienda che rappresenta sul mercato italiano ormai da numerosi decenni marchi particolarmente innovativi come Colop e Maped e che proprio per questo ha maturato l’esperienza e i metodi per combattere il problema

Ferruccio Goffi

Se negli ultimi mesi abbiamo parlato spesso del problema della contraffazione legato alla commercializzazione di prodotti di cartoleria è perché abbiamo la sensazione che il fenomeno stia assumendo dimensioni sempre più preoccupanti e ce lo ha confermato Ferruccio Goffi, in rappresentanza di Wirth & Goffi che, nell’intervista che segue, racconta le origini di tutto ciò, il suo impatto e le strategie attuabili per circoscrivere le conseguenze negative.

Perché il problema della contraffazione è particolarmente sentito in Italia?
I motivi sono molteplici. Innanzitutto, quando l’economia attraversa una fase di contrazione, il prezzo rappresenta comunque un aspetto di grande importanza. In Italia, sia il canale tradizionale che la grande distribuzione sono spesso più attenti al posizionamento dell’offerta che alla sua reale efficienza. Le Case che noi rappresentiamo conducono studi molto approfonditi sui livelli d’aspettativa dei consumatori e sulle dinamiche che ne determinano le scelte. Tutto ciò viene frequentemente disconosciuto ed avviene quasi sempre nel nome del prezzo, nonostante sia oramai comprovato che ciò non sia il fattore determinante per l’acquisto. Tale propensione lascia spazio alle copie e purtroppo contribuisce a svilire un mercato già in sofferenza.

E le differenze tra originali e copie sono percepibili?
Difficile trovare una risposta univoca. Bisogna fare un distinguo tra prodotti contraffatti e prodotti che si “ispirano all’originale”. A volte le copie sono talmente identiche all’originale che è difficile di primo acchito poter notare delle differenze. In altri casi l’operazione viene condotta in modo più subdolo e si evidenziano similitudini di varia natura che possono anche arrivare al limite del plagio. La qualità, la durata, le performance, danno poi ragione agli originali, ma non si tratta di un parametro di valutazione immediata.

Le differenze di prezzo su quali valori percentuali si aggirano?
Anche in questo caso non c’è una regola. Si copia per trovare con relativa facilità un mercato già pronto a recepire il prodotto e per marginare maggiormente, agendo su costi che non prevedono tutte le fasi di sviluppo e sperimentazione. Lo scopo è offrire al consumatore finale prodotti con forti similitudini ed una differenza di prezzo che si aggiri almeno attorno al 15 – 20 per cento in meno. Teniamo presente che quando parliamo di prodotti di cancelleria, le differenze di prezzo tra originale e copia sono piuttosto contenute in senso assoluto ma producono un grave danno all’utilizzatore che risulta fortemente penalizzato da un grave decadimento della qualità e, soprattutto della sicurezza.

E l’impatto sul mercato in quali termini si traduce?
L’impatto è variabile, ma è comunque avvertibile. Lei pensi alle conseguenze quando accade che un gruppo di acquisto, per esempio di grossisti, sposta i propri interessi dall’originale alla copia…

E allora cosa si può fare per combattere il fenomeno?
Innanzitutto è un problema culturale e da questo punto di vista l’unica strada è contribuire allo sviluppo di una forma mentale che parta dalla responsabilità di chi deve operare le scelte. Scegliere una copia è sempre dequalificante e lo è ancora di più quando lo fa un professionista. Al momento, la nostra arma migliore continua ad essere la velocità. Abbiamo le idee e le qualità per innovare e proseguiamo su questa strada per togliere il tempo a coloro che sono costretti a “viaggiare in scia”. Siamo sempre un passo avanti e gli importatori arrivano a presentano oggi come novità copieidentiche a prodotti che facevano parte del nostro assortimento anni fa. Ciò accade ad esempio nel campo delle forbici, dove abbiamo introdotto per primi i concetti di sicurezza nei modelli per i bambini così come i dispositivi per la riapertura automatica delle lame e le impugnature morbide bi-materiale. In questo campo oggi siamo già arrivati alla tecnologia denominata “double skin” per impugnature che offrono davvero il massimo del comfort. In un altro settore, quello dei timbri,abbiamo innovato come nessun altro ha saputo fare, a livello mondiale. Potrei farle anche molti altri esempi…

Questa accelerazione del ritmo di inserimento delle novità sul mercato non rischia di avere un impatto negativo a valle?
Guardi, il nostro settore oramai “vive” di novità. E’ormai diventato un aspetto che contraddistingue la cartoleria moderna. Quando si parla di scuola la cartoleria dev’essere fresca, colorata, frizzante e quando ci si rivolge all’ufficio bisogna essere capaci di parlare, tra le altre cose, di funzionalità ed efficienza. Pertanto quest’arma di difesa diventa poi una virtù. D’altro canto questa necessità di rinnovamento un po’ parossistica ci porta anche ad abbandonare anzitempo prodotti o modelli che non avrebbero ancora raggiunto la propria maturità. Come direche a volte è un po’ un peccato!

La legislazione prevede però degli strumenti per difendere la proprietà intellettuale…
E’ vero. Purtroppo però, pur essendo anche noi ricorsi più volte in giudizio, molto spesso la giustizia ha dei ritmi troppo lenti per essere in grado di combattere un fenomeno che ha tra le sue caratteristiche salienti la velocità. La nostra reattività in Italia è spesso minore di quella che si riscontra in altre nazioni europee, come per esempio la Germania. E questo è doppiamente un peccato, perché proprio nel nostro Paese, parlando anche di altri settori merceologici, hanno sede aziende riconosciute in tutto il Mondo per la propria creatività e sono proprio tra quelle che più soffronodei problemi generati dalle copie.

I prodotti copia sono generalmente unbranded. La marca può essere un elemento di distinzione?
La marca è certamente un elemento di distinzione, ma prima di parlare di questo aspetto vorrei sottolineare che ultimamente non sono più solo gli importatori a portare le copie al mercato italiano. Alcuni produttori, anche marchi riconosciuti, un po’ in affanno si sono lasciati tentare e stanno proponendo prodotti  che fortemente si ispirano, diciamo così, adaltri già visti. Possiamo anche chiamarli prodotti “me too”, ma alla fine risultano vere e proprie copie che creano turbative non indifferenti. Anche perché dietro al lancio di un prodotto originale c’è un lavoro enorme.

In ultima analisi come difendersi?
Non c’è una ricetta che valga per tutti. Le nostre Case agiscono a tutti i livelli per contrastare il problema, sia dal punto di vista legale che sul piano delle dinamiche legate alla vita dei prodotti. Dal punto di vista legale, ci sono già concorrenti sleali che hanno dovuto ritirare e distruggere le copie dal mercato. Attraverso l’azione delle autorità abbiamo anche ottenuto la distruzione degli stampi utilizzati per la fabbricazione delle copie e questo è accaduto proprio presso le sedi di fabbricazione, nella Repubblica Popolare Cinese. Ciononostante, continuo a ritenere che la miglior difesa sia la cultura ed il senso di responsabilità di tutti gli anelli della filiera.

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