Apprendimento, problematiche e rimedi

La dislessia, l’ostacolo invisibile

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Esempio di dettato riportante alcuni degli errori più caratteristici

Non si vede, ma c’è. E può condizionare la vita scolastica, e non solo, di un bambino. Si chiama dislessia o disturbo specifico dell’apprendimento. Una volta riconosciuta, tuttavia, ci si può convivere, a patto di intervenire con tempestività

Esempio di dettato riportante alcuni degli errori più caratteristici

Marta frequenta la seconda elementare e per le maestre: «è sempre distratta, nei dettati confonde le lettere». Matteo: «è svogliato, scrive male, non riesce a leggere a voce alta, e soprattutto è sempre lento». Sara: «non ce la fa proprio a imparare le tabelline».

Marta, Matteo e Sara hanno, tuttavia, una intelligenza vivace e brillante. E allora? Le loro difficoltà hanno un nome: dislessia o disturbo specifico di apprendimento. Un invisibile ostacolo che si manifesta non appena il bambino inizia a confrontarsi con lettere e numeri scritti, per imparare a scrivere, leggere e far di conto.
Per saperne di più sulla dislessia, GEC ha chiesto lumi alla dottoressa Paola Guglielmino, Logopedista, Psicopedagogista e Coordinatore Docente del Corso di Laurea in Logopedia dell’Università di Torino, autrice (con Alessandra Manassero) del libro “Disturbi dell’apprendimento. Stato dell’arte e intervento logopedico” (Minerva Medica Editore):
«La dislessia interessa circa 2 milioni di persone in Italia, e circa il 2,5-3,5% della popolazione scolastica. I dati non possono ovviamente essere precisi in quanto non sempre la dislessia viene riconosciuta come tale». 



Numeri e lettere si confondono
Numeri invertiti (15 invece di 51) lettere confuse (per esempio f/v, b/p, d/t), grave lentezza nella lettura delle parole, difficoltà a mantenere l’attenzione. Sono questi i primi segnali che qualcosa non va. Ciò che viene genericamente definito sotto il termine dislessia comprende in realtà vari disturbi che possono riguardare la lettura (dislessia), la grafia (disgrafia), l’ortografia (disortografia), il calcolo (discalculia). «La definizione corretta è infatti Disturbi Specifici dell’Apprendimento o DSA – spiega Paola Guglielmino – e si manifestano solo quando il bambino viene esposto a lettura, scrittura e calcolo, cioè al momento del suo ingresso nella scuola primaria».
La dislessia è un disturbo neurologico, spesso ereditario. Quarant’anni fa un bambino dislessico era praticamente condannato ad una storia scolastica senza sbocchi, in quanto “tonto”. Oggi sono stati fatti molti passi avanti, anche se occorre ricordare che la dislessia non è una malattia, ma un disturbo neurobiologico: «Dalla dislessia – sottolinea ancora Guglielmino – non si “guarisce”, non esistono interventi abilitativi e/o educativi, né tecnologie che possano eliminarla. Esistono, però, interventi corretti e mirati che vanno nella direzione di “controllare” il disturbo, di collocarlo nella giusta prospettiva rispetto alla scuola, alla famiglia ed al soggetto medesimo. Esistono inoltre delle strategie che il bambino può apprendere per diminuire l’impatto delle difficoltà e concorrere al potenziamento e allo sviluppo di quelle già presenti, sempre nell’ottica di sviluppo completo della persona». 

Prima è, meglio è
In parole povere se diagnosticata per tempo e opportunamente affrontata sia a scuola, sia in famiglia, ci si può “convivere”, conducendo una vita soddisfacente e non priva di successi. Leonardo da Vinci, Pablo Picasso, Winston Churchill, Albert Einstein (che a scuola era considerato un “asino”), giusto per citarne alcuni, sono la prova che spesso dislessia, genialità e creatività non si escludono a vicenda.

«Non bisogna dimenticare che in una società fortemente competitiva l’insuccesso genera frustrazione: il bambino tenderà a evitare l’attività a scuola per non sentirsi inferiore ai suoi compagni.»

Come comportarsi e cosa fare?

«È la scuola che identifica i ‘campanelli di allarme’ e segnala alla famiglia il problema per individuare insieme i passi da compiere e le strategie adeguate. Prima si interviene, meglio è. La tempestività è importante perché riduce le probabilità di insuccesso scolastico.»

A questo punto scende in campo la logopedia: «Dopo la diagnosi, che può essere effettuata solo dal Servizio Sanitario Nazionale, o comunque da una equipe di professionisti sanitari, il compito del logopedista è di stabilire un percorso di lavoro specifico per il bambino, con lo scopo di renderlo consapevole delle proprie difficoltà, ma anche della propria intelligenza e delle proprie abilità e che, grazie all’uso di semplici strategie può superare gli ostacoli e scegliere il percorso scolastico che desidera».

E per qualcuno raggiungere anche buoni risultati: «Non bisogna farsi illusioni, il cammino è lungo e irto di difficoltà, ma non sono rari gli esempi di bambini e ragazzi che, adeguatamente seguiti, hanno terminato il loro percorso di studi all’università anche con pieno successo».

Tecncologia e Disegno
Un grande aiuto per i bambini dislessici arriva dall’informatica,  molte delle operazioni difficili per un bambino dislessico possono essere eseguite al computer, un supporto utile – se non indispensabile – sia a scuola, sia a casa. Da alternare a matite colorate e pastelli: perché disegno e pittura aiutano il bambino a esprimersi, dando spazio alla sua creatività e trasformandosi in compagni di giochi e di avventure a colori. E, a proposito di colori, gli evidenziatori sono fedeli alleati dei bambini dislessici quando si studia, per far risaltare e identificare le informazioni più importanti.

Per saperne di più…
Internet:
L’AID – Associazione Italiana Dislessia ha sedi in tutte le regioni d’Italia.
Dislessia In Rete, diffonde utili informazioni e suggerimenti per genitori, insegnanti e ragazzi.

Libri:
“Storie di normale dislessia, 15 dislessici famosi raccontati ai ragazzi”, di Rossella Grenci e Daniele Zanoni, Edizioni Angolo Manzoni.
“Le aquile sono nate per volare. Il genio creativo nei bambini dislessici”, di Rossella Grenci Editore La Meridiana

Film:
“Nat e il segreto di Eleonora film animato”, regia di Dominique Monféry (Francia, 2008)

 

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